
L’Intrigo, James Ensor, 1890
Come le nostre convinzioni influenzano le scelte educative, le relazioni tra genitori separati e la possibilità di affrontare un conflitto.
Un genitore può essere sinceramente convinto di mettere il benessere dei figli al primo posto e, durante una separazione, prendere decisioni influenzate dalla rabbia o dalla sfiducia verso l’altro genitore. Può desiderare di proteggerli dalle discussioni e, nello stesso tempo, coinvolgerli nelle tensioni tra gli adulti, magari chiedendo loro informazioni su ciò che accade nell’altra casa.
Riconoscere queste contraddizioni può essere difficile, soprattutto quando mettono in discussione l’immagine che abbiamo di noi stessi. La psicologia sociale studia una parte di questi processi attraverso la teoria della dissonanza cognitiva, formulata da Leon Festinger nel 1957.
Cos’è la dissonanza cognitiva e come si manifesta
La dissonanza cognitiva è uno stato di disagio psicologico che può nascere quando una persona percepisce un’incoerenza tra ciò che pensa, i valori in cui crede e i propri comportamenti. Secondo Festinger, questa tensione può spingerci a cercare una maggiore coerenza, modificando il comportamento, rivedendo una convinzione oppure trovando una spiegazione che renda più accettabile quanto accaduto.
Immaginiamo una persona che consideri la sincerità indispensabile nella relazione di coppia e che, durante una discussione, decida di mentire al partner. Potrebbe riconoscere di aver agito contro i propri valori e scegliere di affrontare diversamente una situazione simile. Potrebbe anche convincersi che quella bugia fosse necessaria, che avesse poca importanza oppure che il comportamento del partner l’avesse costretta a mentire.
Lo stesso può accadere nella relazione tra genitori e figli. Un adulto che si considera paziente e attento può perdere la calma e urlare contro il figlio. Di fronte al disagio provocato dal proprio comportamento, potrebbe reagire dicendo: «Se mi avesse ascoltato, non avrei perso la pazienza».
Questa spiegazione può attenuare il senso di responsabilità personale, spostando l’attenzione sul comportamento del bambino.
La dissonanza cognitiva nelle scelte educative
Le convinzioni educative possono cambiare quando i comportamenti dei figli mettono i genitori davanti a situazioni che non avevano previsto.
Una ricerca di Glatz, Stattin e Kerr (2012), condotta su 494 adolescenti e i loro genitori, ha osservato che gli adulti che avevano scoperto i figli in stato di ebbrezza tendevano, nel tempo, a diventare meno contrari al consumo di alcol in età minorile. Gli autori hanno interpretato questo cambiamento come una possibile risposta alla dissonanza tra le convinzioni educative e il comportamento dei figli.
Il risultato suggerisce che, in alcune circostanze, un genitore possa modificare il proprio atteggiamento per rendere più tollerabile una situazione difficile da accettare. La ricerca non dimostra che questa sia l’unica spiegazione possibile.
Anche l’educazione ricevuta durante l’infanzia potrebbe influenzare il modo in cui affrontiamo le contraddizioni. Uno studio sperimentale di Ellithorpe, Ewoldsen e Fazio (2014) ha rilevato che i partecipanti che ricordavano un’educazione più autoritaria, o una maggiore enfasi sul rapporto tra responsabilità e conseguenze, mostravano reazioni più marcate alla dissonanza indotta nell’esperimento.
Questi studi invitano a riflettere sul modo in cui affrontiamo gli errori educativi. Un genitore può cambiare posizione dopo aver considerato nuove informazioni, ma può anche modificare le proprie convinzioni perché fatica a confrontarsi con un comportamento del figlio che contraddice le sue aspettative. Distinguere queste possibilità richiede attenzione alla situazione concreta.
La difficoltà di rivedere le proprie convinzioni durante il conflitto familiare
Durante una separazione, ciascun genitore costruisce una propria interpretazione degli eventi, attribuisce significato ai comportamenti dell’altro e cerca di spiegare le ragioni delle proprie decisioni. Quando il conflitto si prolunga, queste interpretazioni possono consolidarsi e diventare difficili da mettere in discussione.
Una madre può raccontare di aver limitato le comunicazioni con il padre dei figli perché ogni confronto finiva in una discussione. Il padre può interpretare la stessa decisione come un tentativo di escluderlo dalla vita familiare. Entrambi possono essere sinceramente convinti della propria ricostruzione, anche quando attribuiscono significati molto diversi allo stesso comportamento.
Riconoscere di aver contribuito a una situazione conflittuale può comportare la necessità di rivedere giudizi, decisioni e convinzioni che abbiamo difeso a lungo. La dissonanza cognitiva può contribuire a spiegare alcune di queste difficoltà, senza esaurire la complessità delle dinamiche relazionali.
Nella pratica, la difficoltà di rivedere le proprie convinzioni può emergere anche attraverso comportamenti apparentemente ordinari. Pensiamo a un genitore che affermi di voler tenere il figlio lontano dalle discussioni con l’ex partner, ma che gli chieda frequentemente informazioni sulla vita dell’altro genitore.
Potrebbe considerare queste domande semplici manifestazioni di interesse, senza aver riflettuto sul disagio che possono provocare nel bambino, soprattutto quando lo collocano nella posizione di dover riferire informazioni su una persona alla quale è affettivamente legato.
I figli e i conflitti di lealtà nella separazione
Le contraddizioni vissute durante una separazione possono riguardare anche i figli. I bambini desiderano di mantenere un rapporto affettuoso con entrambi i genitori ma, contemporaneamente, temono che manifestare affetto verso uno provochi dispiacere o rabbia nell’altro.
I figli possono trovarsi a gestire tensioni derivanti dalla relazione tra adulti e cercare di mantenere il legame con entrambi senza sentirsi obbligati a scegliere.
Come affrontare queste contraddizioni nella mediazione familiare
Nella mediazione familiare, conoscere la teoria della dissonanza cognitiva può aiutare a comprendere alcune difficoltà che emergono quando i genitori vengono invitati a considerare prospettive differenti dalle proprie.
La mediatrice può esplorare la relazione tra gli obiettivi dichiarati, i comportamenti concreti e le conseguenze delle decisioni.
Consideriamo una situazione ipotetica. Un genitore afferma di voler proteggere il figlio dalle tensioni familiari, ma racconta di aver interrotto una telefonata con l’altro genitore perché irritato da una discussione precedente.
La mediatrice potrebbe chiedere: «Mi ha detto che desidera proteggere suo figlio dalle tensioni tra voi. Secondo lei, come potrebbe aver vissuto l’interruzione di quella telefonata?».
La domanda riprende un obiettivo espresso dal genitore e lo mette in relazione con un episodio concreto, invitandolo a considerare il punto di vista del bambino.
Successivamente potrebbe chiedere: «Se dovesse verificarsi una situazione simile, come potrebbe gestire il disaccordo con l’altro genitore senza coinvolgere suo figlio?».
Questa modalità di conduzione mira a favorire una riflessione sulle conseguenze delle proprie scelte, lasciando alla persona la possibilità di individuare comportamenti alternativi. Si tratta di un’applicazione metodologica ragionata, la cui efficacia non è dimostrata direttamente dagli studi sulla dissonanza cognitiva citati.
Il lavoro richiede inoltre di distinguere i conflitti nei quali esistono condizioni adeguate per la mediazione dalle situazioni caratterizzate da violenza, intimidazione o controllo coercitivo, che richiedono una specifica valutazione di sicurezza.
Riconoscere le proprie contraddizioni
Nei conflitti familiari può accadere che due persone dichiarino di desiderare la stessa cosa, come la serenità dei figli, e continuino ad assumere decisioni molto diverse su come raggiungerla.
La dissonanza cognitiva offre una possibile spiegazione della difficoltà di riconoscere la distanza tra le intenzioni e i comportamenti, soprattutto quando farlo significa rivedere l’immagine che abbiamo di noi stessi.
Durante un percorso di mediazione, lavorare su episodi concreti può aiutare i genitori a comprendere meglio ciò che è accaduto, quali conseguenze abbiano avuto le loro decisioni e quali alternative possano essere considerate.
Riconoscere una contraddizione richiede talvolta di accettare che una scelta compiuta con un’intenzione positiva abbia prodotto un risultato diverso da quello desiderato. Da questa consapevolezza può nascere la disponibilità a rivedere il proprio comportamento, mantenendo come riferimento i bisogni dei figli e le responsabilità di ciascun genitore.
Bibliografia
Festinger, L. (2010).Teoria della dissonanza cognitiva . Franco Angeli.
Glatz, T., Stattin, H., & Kerr, M. (2012). A Test of Cognitive Dissonance Theory to Explain Parents’ Reactions to Youths’ Alcohol Intoxication. Family Relations.
Ellithorpe, M. E., Ewoldsen, D. R., & Fazio, R. H. (2014). Socialization of Dissonance Processes: Reports of Parenting Style Experienced During Childhood Moderate Dissonance Reactions. Social Psychological and Personality Science.
Francia, L., Millear, P. M., & Sharman, R. (2019). Separated Parents’ Adaptive Responses and States Within Intractable Parental Disputes. Journal of Divorce & Remarriage.
Lie Ken Jie, C., Yramategui, J. J., & Huang, R. (2025). Children and divorce: A rapid review targeting cognitive dissonance, in the context of narrative therapy. Clinical Child Psychology and Psychiatry,



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