
Francisco José de Goya y Lucientes – The sleep of reason produces monsters, 1797
Esiste una teoria sociologica capace di spiegare perché una semplice percezione possa trasformarsi in una realtà concreta.
Il cosiddetto Teorema di Thomas è una delle intuizioni più potenti della sociologia contemporanea perché mette in luce un meccanismo che attraversa relazioni, conflitti, educazione, diritto, leadership e persino i mercati finanziari.
Fu formulato, nel 1928, all’interno dell’operaThe Child in America: Behavior Problems and Programs , dai sociologi William Isaac Thomas e Dorothy Swaine Thomas nella forma diventata celebre:
“If men define situations as real, they are real in their consequences.”
Tradotto:
“Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze.”
Significa che le persone agiscono non sulla realtà “in sé”, ma sulla realtà così come la percepiscono, la interpretano e le attribuiscono significato.
Questa interpretazione genera effetti concreti.
Un esempio semplice.
Se una persona percepisce un collega come ostile, anche senza prove oggettive, inizierà a irrigidirsi, a rispondere in modo difensivo, a leggere ogni gesto come un attacco. Il collega, sentendosi trattato con freddezza, potrebbe realmente diventare ostile.
Quella che all’inizio era solo una percezione produce una realtà relazionale concreta.
È il meccanismo della profezia che si autoavvera.
In sociologia questo concetto ha avuto un impatto enorme perché sposta il focus dai fatti nudi e crudi ai significati condivisi.
La società non è fatta solo di eventi materiali, ma di interpretazioni collettive.
Pensiamo al denaro.
Una banconota ha valore perché milioni di persone credono che abbia valore.
Pensiamo ai mercati.
Una crisi finanziaria può nascere anche dalla paura di una crisi. Se tutti ritirano i soldi dalla banca perché temono il fallimento, quella paura contribuisce realmente al fallimento.
Lo stesso accade nel diritto e nei conflitti.
Due fratelli possono vivere la stessa eredità in modi completamente diversi.
Uno percepisce una scelta come tutela della famiglia.
L’altro la vive come esclusione o tradimento.
Da lì nasce il conflitto. Non tanto dal fatto materiale, ma dal significato attribuito al fatto.
Il Teorema di Thomas trova applicabilità nella mediazione, nel coaching e in tutto il lavoro trasformativo sulle relazioni.
Molto spesso le persone non stanno litigando sulla realtà oggettiva, ma sulle rispettive narrazioni della realtà.
La percezione crea emozione.
L’emozione influenza il comportamento.
Il comportamento modifica la relazione.
La relazione costruisce nuove conferme della percezione iniziale.
È un ciclo.
Anche nell’educazione il fenomeno è potentissimo.
Se un bambino viene continuamente definito “problematico”, rischia di interiorizzare quell’identità e comportarsi coerentemente con essa.
Se invece viene percepito come capace di evolvere, cambia il modo in cui gli adulti gli parlano, lo guardano, lo accompagnano e spesso cambia anche il bambino.
Lo stesso vale nei contesti organizzativi.
Un team che percepisce il cambiamento come minaccia svilupperà resistenza, chiusura, controllo.
Un team che percepisce il cambiamento come opportunità attiverà creatività, collaborazione e sperimentazione.
La situazione esterna può essere identica. Cambia la cornice interpretativa.
Il punto centrale del Teorema di Thomas è quindi questo:
La realtà sociale non è costruita solo dai fatti, ma dal significato che attribuiamo ai fatti.
Ecco perché nei percorsi di mediazione, coaching o facilitazione, lavorare sulle percezioni non è qualcosa di “astratto” o secondari, ma significa intervenire direttamente sul meccanismo che genera la realtà relazionale.
Cambiare percezione significa ampliare lo sguardo.
Quando una persona riesce a vedere che il comportamento dell’altro potrebbe avere un significato diverso da quello immaginato, cambia la propria risposta emotiva.
Cambiando la risposta, cambia il sistema relazionale.
In fondo, il Teorema di Thomas ci ricorda che non viviamo soltanto dentro i fatti,
viviamo dentro le interpretazioni dei fatti.
Forse uno dei più grandi atti di consapevolezza è comprendere che non reagiamo soltanto a ciò che accade, ma al significato che attribuiamo a ciò che accade.



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